mercoledì, 23 aprile 2008
c'e che la vertigine più che voglia di volare mi sembra paura di volare.
c'è che, il domani arriva sempre e solo dopo l'oggi.
c'è che la voglia di gridare si frantuma contro il bisogno di silenzio.
c'è che possedere non significa meritare, e meritare non significa possedere ne volere.
c'è che gli estremismi sono pericolosi quanto belli, e che il buio fa paura ad occhi aperti, ma chiusi no.
c'è che i ladri di emozioni la sera guardano il grande fratello,e si rincuorano perchè qualcuno fa la fatica di provare emozioni al posto loro
c'è che la salute è la cosa più importante solo quando non si ha, così come gli amici.
c'è che ritrovarsi a tra le vertigini di qualcunaltro mi fa sentire ladra delle mie emozioni.
rubare a se stessi e non dare a nessuno, fa sentire poveri.

t.d.x
postato da: 40womangraffiti alle ore 18:53 | Permalink | commenti (1)
categoria:amore, emozioni, solitudine, rubare, silente
mercoledì, 06 febbraio 2008
A leggere i pensieri degli altri mi ci perdo a volte. Non so nemmeno io che cerco. Probabilmente credo di poter trovare una parte di me stessa nascosta in un angolo guardinga su tutto. Poi in realtà mi rendo conto che si tratta solo di pensieri e frasi. Nulla di più.
Oppure mi soffermo a guardare le mani della gente e gli occhi come se volessi leggerci dentro qualcosa. Mani che si muovono e che giocano. E gli occhi che lampeggiano e vagano e corrono veloci sulle cose e sulle persone. E io che non so se sono come loro. A volte lo vorrei ma non so se riesco. O se posso.
Io che corro veloce e poi mi fermo immobile  a rifiatare un qualcosa che nemmeno riconosco.
 
Ho le mani fredde. Un'amore clandestino e un lavoro che amo più di quello che mi sarei mai aspettata. Una vita pesante ma voluta. Come tutte le cose che ho ottenuto. Voluto. Preso. Afferrato. Mangiato. Inglobato. Arraffato. Rubato. Nascosto. Ingelosito. Accumulato. Conservato.

E come i miei ricordi di persone e strade. Io che cerco di fissarli in foto come se un attimo di immagine potesse esprimere quello che ho davvero dentro. Dentro che non se ne accorge mai nessuno. Roccia. Roccia duramente friabile. Chi mi conosce lo sa. Gli altri invece scorrono come fotogrammi.
Non ho mai preteso di essere unica. Non lo sono e mai lo sarò. Forse chi mi ha dato la vita non se ne è mai accorta. Avrebbe dovuto invece di rifiutarmi per una colpa atavica mai commessa.

Sarà, ma sto pagando il conto ormai anche di questo. Conto salato. E non so nemmeno se è giusto. Ma tant'è, non sono io a decidere le regole del gioco. L'unica cosa che posso pensare è che passerà. Quando non lo so ma passerà.

Sarà che forse mi sto anche ammorbidendo. Di fronte ai bambini. Io che non ne voglio avere. Non ha senso che io faccia pagare le mie colpe a chi non c'entra. I figli ci appartengono solo nel momento in cui li abbiamo dentro di noi, Poi sono solo di loro stessi.
E' forse per questo che mi sto ancora chiedendo chi sono io. Mi sto scoprendo pian piano come un puzzle di incastri imperfetti. Peccato che non so ancora quanti pezzi sono e se mai finirò il mio quadro.

Nel frattempo scrivo e fisso immagini.
Chissà mai che qualcosa di buono prima o poi ne esca.
Chissà.
postato da: 40womangraffiti alle ore 19:42 | Permalink | commenti (2)
categoria:emozioni
lunedì, 24 settembre 2007
Cammina silenziosa, ha solo sei anni, eppure, eppure sa camminare silenziosa. Le piace l'odore del bosco dei giardinetti, e cammina raccogliendo ghiande con il tappo come le chiama lei. La nonna ieri quando lle ha chiesto se le ghiande si possono mangiare le ha promesso lo stufato di ghiande se gliene porta tredici, e lei, dubitando, ne ha gia raccolte nove, anche se in tasca ne ha solo otto, una l'ha assaggiata. Non le piace è amara e asprognola, ma pensa che se le porta qualcuno mangerà lo stufato. Cammina in silenzio lungo il sentiero battuto che porta, attraverso una ventina di alberi che lei chiama bosco,da casa dei nonni alla legnaia dove il nonno tiene la legna da ardere nella cucina.La nonna ha mandato a chiamarlo, per avvertirlo che è finito il pane. Un castagno ha tappezzato la terra di ricci, la piccola vuole una castagna, non si sa mai che stia bene nello stufato, e si china a raccoglierlo. Le hanno detto che una castagna di ippocastano in tasca non fa venire il raffreddore, glielo ha detto la nonna a cui lo ha rivelato la fata dei fazzoletti, sa bene che non esiste la fata dei fazzoletti,glielo ha rivelato la nonna poco dopo, ma che costa tenere una castagna in tasca?si sono dette.
 Il nonno  la vede arrivare e la guarda da lontano,è convinto che la piccola diventerà un dottore, e sorride vedendola con il suo cappello da pescatore in testa che le sta grande, sorride con un bel sorriso. La piccola porge le tredici ghiande al nonno, "le vuole nonna" gli ha detto, e lui le ha messe in tasca,insieme tre foglie di salvia, facendole l'occhiolino. Percorrendo il sentiero la piccola domanda "perchè le castagne stanno dentro ai ricci" il nonno le risponde che altrimenti gli animali si mangerebbero tutte le castagne, e non nascerebbero altri piccoli alberi di castagne. Lei annuisce e prosegue in silenzio il sentiero con il nonno, pensando e riflettendo dentro di se, a quanti alberi ha mangiato fino a quel momento, e forse anche sentendosi un po' in colpa verso quei piccoli alberelli. Proseguono verso casa, la nonna li aspetta dal bacone, la piccola si fa ridare le ghiande dal nonno e corre in casa, contando gli scalini, sa contare, una volta capito il trucco,ha ripassato i numeri da sola,e porge le ghiande alla nonna che le raccoglie con le due mani nodose. Lei chiede se davvero farà lo stufato e la nonna le sorride, poi le dice: Assaggiane una,se ti piace,facciamo lo stufato. La piccola storce il naso e corre in cucina, è gia pronto tutto il pranzo, si gira verso sua nonna, e ridono. Ha capito.
postato da: 40womangraffiti alle ore 03:05 | Permalink | commenti (6)
categoria:racconti, emozioni, fiabe, profumo
sabato, 05 maggio 2007

Oggi piove, a tratti.Di tanto in tanto due raggi di sole penetrano dalle piccole fessure dell'avvolgibile, timidi, incerti, e poi violenta torna a scendere la pioggia, a grandi gocce, disegnando larghi circoli in terra.Oggi piove, a tratti con forza. Le gatte spiano le gocce di pioggia scivolare sui vetri delle finestre del soggiorno, e si girano a guardarmi, con gli occhi gialli, di un giallo cocente, in contrasto col plumbeo cielo lontano,a fasce nero, a fasce bianco, a fasce prussia.

Sento il telefono che suona, ma non risponderà nessuno,non io e non le gatte, che adesso guardano senza invidia un passero che saltella tra l'erba bagnata. Piove, a tratti. Tratti intensi, non sembra esser mai piovuto nei tratti sereni, non sembra essere mai stato sereno, oggi, nei tratti di pioggia.

Piove a tratti, tratteggiato il mio umore, intenso e rabbioso come un quadro di van gogh, sereno e frammentato come un dsegno di Seurat, fermo e inquieto come un quadro di CArrà .

Che esista davvero la metereopatia?

 

 

 

postato da: 40womangraffiti alle ore 16:15 | Permalink | commenti
categoria:amore, malinconia, emozioni, gioia, noia, pioggia, solitudine, pianto, riso, metereopatia